Deformazione plastica a caldo e mappe di processo

  • S. Spigarelli

Abstract

L’introduzione di materiali ad elevate prestazioni, sia ferrosi che non ferrosi, pone spesso problemi
rilevanti quando si tratti di identificare le condizioni ottimali di lavorazione a caldo. Prove su impianto
sono ovviamente molto complesse e costose, e vengono sempre più spesso sostituite da prove simulative
in laboratorio. I dati ottenuti da queste prove (usualmente di compressione o torsione) vengono utilizzati
per ricavare le equazioni costitutive, che a loro volta permettono di stimare i carichi di lavorazione o di
effettuare simulazioni FEM. A fianco di questa che è la procedura classica per determinare la risposta
alla lavorazione a caldo di un materiale, recentemente è stato messo a punto un metodo complementare
che si basa sull’ottenimento delle mappe di efficienza e di stabilità. Su tali mappe vengono riportati
i valori di un indice di efficienza che rappresenta l’abilità del materiale nell’assorbire energia,
convertendola in fenomeni microstrutturali. A queste mappe ne vengono sovrapposte altre in cui,
attraverso opportuni parametri di stabilità, si possono identificare quelle zone in cui l’assorbimento
di energia avviene per fenomeni “positivi” (che innalzano quindi la lavorabilità,
come la ricristallizzazione), da quelle in cui l’energia viene assorbita per il danneggiamento.
In questo modo risulta possibile, almeno in teoria, identificare la finestra di lavorabilità ottimale.
Questo lavoro ha lo scopo di illustrare sinteticamente questa procedura,
descrivendone sia i vantaggi che i potenziali svantaggi.

Published
2013-07-03
Section
Memorie